Riar Rizaldi

Fanfictie

25 October01 February 2026

Opening: 25.10, 19h00

-

La pratica artistica di Riar Rizaldi indaga le relazioni tra scienza, tecnologia e finzione attraverso la costruzione di narrazioni speculative. I suoi video e installazioni esplorano come i sistemi di conoscenza e le credenze plasmano la comprensione umana del mondo e come si intrecciano nella nostra vita sociale e culturale.

Per la sua prima mostra personale in Italia, a seguito di una residenza da Almanac nel 2024, Rizaldi presenta il primo capitolo di Fanfictie, una trilogia di opere video che esamina l’attività scientifica coloniale in Indonesia tra il XVIII e il XIX secolo. Questa nuova serie esplora il modo in cui la scienza occidentale ha cercato di significare il mondo osservando i paesaggi e le popolazioni di un arcipelago tropicale ricco di vulcani, inquieti spiriti ancestrali, un oceano impetuoso e complesse storie di migrazione tra isole.

Fanfictie: Volcanology è incentrato sulla vulcanologia, introdotta attraverso il lavoro del geologo olandese Franz Wilhelm Junghuhn, e su come le sue teorie si sono scontrate con la concezione locale dei vulcani.

In questa installazione video, Junghuhn appare come un simbolo della scienza coloniale, incarnando l’attrito tra diverse interpretazioni della realtà e il potenziale radicale e poetico che può nascere dall’incontro con altre modalità di concepire il mondo naturale.

Nel video, Rizaldi indaga e sviluppa l’approccio naturalista di Junghuhn. Il pensiero dello studioso olandese rasenta una forma di pandeismo nel sostenere che Dio esiste in tutte le cose. Credeva infatti che la natura stessa fosse la “fonte di tutte le verità” e l’unica “manifestazione del divino”, una convinzione che trovava riscontro nel misticismo giavanese. La sua ricerca della conoscenza richiedeva non solo osservazione, ma immersione: per comprendere la natura, bisognava diventare parte di essa.

Nel lavoro di Rizaldi, questa sovrapposizione di visioni del mondo – in cui il razionalismo scientifico occidentale collassa nell’incontro spirituale e religioso – si dispiega in una scena grottesca e allucinatoria in cui, all’interno di un vulcano, un alter ego indonesiano di Junghuhn divora l’icona di un vulcano. Il video immagina un processo in cui il simbolo vulcanico non solo viene osservato, ma anche assorbito, ingerito e metabolizzato. La conoscenza qui diventa un atto corporeo, la digestione della sostanza materiale e simbolica del mondo.

In Fanfictie: Volcanology, l’iconofagia, ovvero l’ingestione di immagini come veicolo di contatto e guarigione spirituale, diventa una metafora della fusione metabolica tra immagine, corpo e natura. Per comprenderla occorre andare oltre la ragione o l’esperienza sensoriale.
L’installazione invita gli spettatori in uno spazio oscuro e avvolto dalla nebbia, dove sui muri emergono alcuni dettagli delle litografie di Junghuhn raffiguranti paesaggi indonesiani che mescolano romanticismo e osservazione naturalistica coloniale.

L’interesse di Rizaldi per la produzione di conoscenza, il pensiero cosmologico e la costruzione di mondi si estende alla sua pratica filmica, dove la finzione e lo stesso mezzo cinematografico vengono spesso esposti o rivelati allo spettatore. Gli oggetti di scena utilizzati per creare l’icona carnosa divorata da Junghuhn riappaiono nello spazio espositivo come sculture, riecheggiando la presenza di figure del teatro d’ombre Wayang, le cui performance, nella tradizione giavanese, iniziano e finiscono spesso con il Gunungan. Questo elemento teatrale, il cui nome significa “montagna”, può anche segnalare una rivelazione o uno spostamento spazio-temporale nella scena. Il vulcano è l’alfa e l’omega di tutte le storie.

Questi elementi sfumano il confine tra film e installazione, narrazione ed esposizione, evidenziando la performatività della creazione di mondi. Questa dimensione metalinguistica richiama la relazione tra teatro e teoria, entrambi derivanti dalla radice greca thea, che significa “spettacolo” o “visione”, e dal verbo theorein, “osservare” o “contemplare”. La loro etimologia comune rivela un profondo legame tra l'atto del vedere e la ricerca della comprensione, che passa attraverso la fabbricazione, la finzione.

La mostra e la nuova produzione sono il risultato di un dialogo tra Almanac e Rizaldi iniziato nel 2024 con una residenza in Italia, tra Stromboli, Napoli e Torino, dove negli archivi del Museo di Antropologia ed Etnografia ha studiato le marionette wayang golek e wayang kulit di origine giavanese che hanno ispirato direttamente alcuni elementi dell'installazione video.

Almanac desidera ringraziare i partner che hanno contribuito alla residenza di Rizaldi: Fondazione Nicoletta Fiorucci; Casa Morra. Archivi d'Arte Contemporanea; MAO Museo d'Arte Orientale e il Museo di Antropologia ed Etnografia dell'Università di Torino.
Il progetto è realizzato in partnership con Gasworks e con il supporto di Fondazione CRT, Fondazione Compagnia di San Paolo, e Regione Piemonte.

 

Riar Rizaldi’s artistic practice investigates the relations between science, technology and fiction, through speculative narratives. His videos and installations explore how systems of knowledge and beliefs shape human understanding of the world and how they intersect within our social and cultural life.

For his first solo exhibition in Italy, which followed a residency at Almanac in 2024, Rizaldi presents the first chapter of Fanfictie, a trilogy of video works that examines colonial scientific activity in Indonesia between the 18th and 19th centuries. This new series explores how Western science sought to make sense of the world by observing the landscapes and populations of a tropical archipelago rich in volcanoes, restless ancestral spirits, a tempestuous ocean, and complex histories of migration between islands.

Fanfictie: Volcanology focuses on volcanology, introduced through the work of Dutch geologist Franz Wilhelm Junghuhn, and on how his theories collided with local understandings of volcanoes that differed from European interpretations.
In this video installation, Junghuhn appears as a symbol of colonial science, embodying the friction between different interpretations of reality, and the radical and poetic potential that arises when multiple conceptions of the natural world meet.

In the video, Rizaldi fabulates from Junghuhn’s naturalist approach, which borders on a form of Pandeism—contending that God exists within all things. Junghuhn believed that nature itself is the “source of all truth” and the sole “manifestation of the divine”, a conviction that resonated with Javanese mysticism. His pursuit of understanding required not just observation but immersion, suggesting that to know nature one must become part of it.

In Rizaldi’s work, this overlap of world-views—where Western scientific rationalism collapses into spiritual and religious encounter—unfolds in a grotesque, hallucinatory scene in which, inside a volcano, an Indonesian alter ego of Junghuhn devours a volcanic icon. The video envisions a process in which the volcanic symbol is not only observed but absorbed, ingested, and metabolised. Knowledge here becomes a bodily act, a digestion of the world’s material and symbolic substance.

In Fanfictie: Volcanology, iconophagy—the ingestion of images as a means of spiritual contact and healing—becomes a metaphor for the metabolic fusion between image, nature, and the body. Understanding it requires more than reason or sensory experience.
The installation invites viewers into an obscure, mist-filled space where details from Junghuhn’s lithographs of Indonesian landscapes emerge on the walls, merging romanticism with colonial naturalist observation.

Riar’s interest in knowledge production, cosmological thought, and world-building extends through his filmic practice, where fiction and its filmic medium is often revealed or exposed to the viewer. The props used to produce the meaty icon eaten by Junghunh reappear in the exhibition space as sculptures, echoing the presence of Wayang shadow theatrepuppets —whose performances, in Javanese tradition, often begin and end with the Gunungan. This theatrical element, whose name means “mountain”, can also appear to signal a revelation or a space-time shifting in the scene. The volcano is the alfa and the omega, of all the stories.
These material traces blur the boundary between film and installation, narrative and display, reflecting the performative side of the act of world-making. This metalinguistic dimension recalls the relation between theatre and theory, both deriving from the Greek root thea—meaning “spectacle” or “vision”—and the verb theorein, “to observe” or “to contemplate.” Their shared etymology reveals a profound link between the act of seeing and the pursuit of understanding, which pass through fabrication, fiction.

The exhibition and new production are the outcome of a dialogue between Almanac and Rizaldi, which began in 2024 with a residency in Italy, between Stromboli, Naples and Turin where, in the archives of the Museum of Anthropology and Ethnography, he saw wayang golek and wayang kulit puppets of Javanese origin that directly inspired elements of the video installation.

Almanac would like to thank the partners who contributed to Rizaldi’s residency: Nicoletta Fiorucci Foundation, Casa Morra. Archivi d’Arte Contemporanea, MAO Museum of Oriental Art, and the Museum of Anthropology and Ethnography of the University of Turin.
The project is realized in partnership with Gasworks and with the support of Fondazione CRT, Fondazione Compagnia di San Paolo, and Regione Piemonte.